Ultimi giorni di apertura per la mostra “Incombenza della pittura. Opere dalla collezione del Premio Bugatti Segantini 1959-2026”, a cura di Massimo Bignardi, ospitata fino al 3 maggio 2026 presso la Casa del Mantegna a Mantova.
L’esposizione propone un percorso tra i dipinti premiati negli ultimi decenni nell’ambito del Premio Internazionale Bugatti Segantini, per evidenziare l’attualità della pittura e del suo farsi testimone del proprio tempo e dei rapidi cambiamenti sociali e culturali.
“A sostare, oggi, davanti a un dipinto – scrive Massimo Bignardi, curatore della mostra – siamo ancora in tanti ed è, per nostra fortuna, ciò che ereditiamo da un passato millenario. Una moltitudine di sguardi sosta, interrogandosi, davanti a quadri che Proust aveva definito specchi magici, “nei quali, allorché si sappia contemplarli bene, discostandosene un poco, si rivelano importanti parti della realtà“.
Parti della realtà e del loro tempo, sono i fili dell’ordito che tesse la trama narrativa di questa mostra “Incombenza della pittura” che propone una selezione di opere del Premio Internazionale Bice Bugatti – Giovanni Segantini, rassegna artistica organizzata dal 1959 a Nova Milanese, in provincia di Monza.
Una narrazione proposta dalle opere di 31 artisti, vincitori delle edizioni dei premi alla carriera e della sezione internazionale: Arcangelo, Moisés Anturiano, Renata Boero, Italo Bressan, Alejandro Fernández Centeno, José Antonio Choy Lòpez, Agostino Ferrari, Franco Guerzoni, Fumitaka Kudo, Ugo La Pietra, Franco Marrocco, Rosaria Matarese, Claudio Palmieri, Alberto Diaz Parra, Marco Petrus, Concetto Pozzati, Mario Raciti, Tomas Rajlich, Liberio Reggiani, Francisco Romero, José Rosabal, Jorge Sarsale, Alessandro Savelli, Medhat Shafik, Domenico Simonini, Julio Cèsar Soria Justo, Giangiacomo Spadari, Togo, Armanda Verdirame, Claudio Verna. L’elenco chiude con Riccardo Guarneri che quest’anno riceverà il premio alla carriera del 67° Premio Internazionale Bugatti Segantini.
Una narrazione che tiene insieme molteplici linguaggi creativi, segnando un dialogo tra dizionari immaginativi di generazioni diverse tra loro: una narrazione che sottende la necessità di sfuggire alla crisi segnata dalla stagione, oramai tramontata, della condizione postmoderna. Come sostiene Byung-Chul Han, la “narrazione ha la forza del nuovo inizio”, contrapponendo, al processo derealizzante, proprio dell’ordine digitale, l’ordine terreno, planetario, come sostiene il filosofo sudcoreano, “costituito da cose che assumono una forma durevole e creano un ambiente stabile, abitabile”.
È su quest’ultima prospettiva che è nato ed ha vita, da poco meno di ottant’anni, il Premio Internazionale Bugatti Segantini, una scelta di campo, oggi più che mai, avvertita come punta di diamante di programmi protesi verso il sociale, verso la concreta convivenza dei popoli e delle loro culture.
(Foto da ufficio stampa)
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