Dal 20 luglio al 25 agosto alla Casa del Mantegna si può visitare la mostra “Parole svelate”, di Alfredo Rapetti Mogol, curata dal critico d’arte Alain Chivilò.

Alfredo Rapetti Mogol, figlio del notissimo Giulio, è anche lui autore di testi musicali e cerca di leggere il sentimento insito nella melodia per approdare a immagini e parole. A livello artistico, trasporta la percezione, il messaggio e la forma di una canzone in momenti atti a definire struttura e contenuto. La sua è una pittura intellettiva che ha lo scopo di unire ogni situazione all’interno della quale la memoria ha vissuto, sta delineando e andrà a determinare.

Rapetti Mogol apre una sensibilità ulteriore nell’essere umano grazie alla parola dalla quale il modo di esprimersi, avvertito nelle sue opere, crea sensorialmente dialoghi e ascolti ulteriori. L’artista non pone barriere, bensì libera sinergicamente le vie della nostra mente, permettendo alla sua fraseologia, nell’essere visivamente criptica, di svelarsi in un bidirezionale ascolto.

Come scritto dal curatore Chivilò, il contenuto non è imposto, ma si apre in perenni stati d’animo, che noi stessi evochiamo, per una forma traslata dall’arcana atmosfera amanuense. Il maestro stabilisce onirici istanti per inesauribili cogitazioni, permettendo alle sue opere d’interagire nell’architettura fra silenzi metafisici, per contemplare un quid superiore alle nostre percezioni. Flussi simbolici si alternano dunque in nuance cromatiche delicate, per emozioni tonali sospese in un senso d’indeterminatezza, diviso tra il compiuto e il futuribile realizzarsi.

Casa del Mantegna, via Giovanni Acerbi 47, Mantova

Dal 20 luglio al 25 agosto 2019

Da mercoledì a domenica
10 – 13 / 15,30 – 19,30 ingresso gratuito

Alfredo Rapetti Mogol (Milano 1961), la sua formazione artistica risente del clima famigliare, dove da generazioni si respirano musica, letteratura, poesia. Giovanissimo, Rapetti è introdotto dal nonno materno, Alfredo De Pedrini, Presidente dell’Associazione Arti Grafiche, nell’ambiente artistico milanese, arrivando a maturare la passione per la pittura, alla quale si uniscono la formazione presso la Scuola del Fumetto a Milano, le collaborazioni in ambito editoriale, mentre l’esercizio pittorico viene sperimentato in diverse direzioni, destinate a confluire, nel 1996, nello studio degli artisti Alessandro Algardi e Mario Arlati che invitano Rapetti a condividere con loro la ricerca pittorica. Nell’atelier di Via Nota, Rapetti lavora quattro intensi anni, arrivando a maturare l’esigenza di coniugare le sue due più grandi passioni: la scrittura e la pittura, intendendole quali visualizzazioni del processo mentale e psicologico. Grazie a una tecnica particolare, detta impuntura, l’azione del dipingere si fonde così con l’atto dello scrivere, e le parole iniziano ad essere segnate non solamente su fogli ma anche nelle tele.

Segni, tracce, graffiti di un’umanità creativa e consapevole, le opere di Rapetti proseguono quell’ideale tragitto di una scrittura pittorica che tanto più è universale, quanto più sa frantumarsi e confrontarsi con i secoli della storia dell’arte, dalle avanguardie storiche al concettuale, passando per le esperienze spazialiste di Lucio Fontana e le grafie astratte degli anni Cinquanta. Trovata la forma espressiva congeniale alla sua poetica, fra la fine degli Anni Novanta ed oggi è davvero notevole l’attività espositiva, sia personale che collettiva, conseguita dall’artista, instancabile come la sua opera sempre in viaggio fra l’Italia e il resto del mondo: universale, appunto. Docente presso il Centro Europeo di Toscolano e nelle Università dell’immagine di Milano e New York, Rapetti è stato invitato a numerose conferenze e workshop: ricordiamo la sua relazione tenuta a Milano alla Fondazione Arnaldo Pomodoro e l’insegnamento in occasione di Master dell’Università Cattolica di Milano e Master in Arte e Scrittura all’Università Luiss di Roma.

 

foto di Valentina Tamborra




SCARICA LA NOSTRA APP:







Leave a Comment