I preziosi archivi della Fondazione Barbanera 1762 di Spello, in Umbria, ospitano anche le voci del Mantovano. Nei suoi fondi digitali e cartacei si conservano infatti testimonianze dell’editoria popolare locale, come l’Almanacchetto mantovano del 1829, di carattere letterario; il Diario di Mantova del 1836, che raccoglieva memorie storico-cronologiche delle chiese cittadine; e il Giornale e lunario mantovano nelle edizioni del 1853 e del 1859, con notizie, previsioni e consigli per la vita quotidiana. Sono infatti numerosi gli almanacchi pubblicati in città tra il XVIII e il XIX secolo.

Vanno dai semplici calendari con rubriche a libretti contenenti previsioni astrologiche, fino agli almanacchi di corte, completi degli elenchi delle cariche amministrative dei funzionari cittadini. Documenti rari che raccontano un territorio vivace e colto, capace di intrecciare fede, tradizione e curiosità. A seconda del pubblico cui erano indirizzati, contribuirono a diffondere, tra una curiosità e l’altra, anche nozioni di agronomia e medicina, geografia e astronomia, contribuendo alla formazione dei loro lettori.

Sfogliando questi vecchi libretti, si possono leggere tra le righe spaccati di vita quotidiana della comunità locale: Il Rammentatore, Lunario mantovano per il 1867 riporta l’elenco dei capi mastri muratori, dei dottori in medicina, dei maestri, delle levatrici e di altri professionisti locali. Il Vero lunario mantovano per il 1868 dà conto dei mercati di zona. Il Diario di Mantova del 1836 descrive con minuzia le chiese e gli “Stabilimenti di pubblica beneficenza”. Informazioni indispensabili ai lettori dell’epoca e utili per ricostruire storie e microstorie della città dei Gonzaga.

La Fondazione, nata nel 2002 dal sogno dell’editore Feliciano Campi, raccoglie oltre 50.000 documenti tra almanacchi, lunari, calendari e pubblicazioni popolari che raccontano la storia quotidiana e la fantasia del popolo italiano. Tra questi spicca il Barbanera, appena tornato in edicola, in libreria e in rete con la nuova edizione 2026. Si tratta dell’almanacco più celebre e longevo d’Italia – stampato ininterrottamente dal 1762 – e riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio documentario dell’umanità in quanto “simbolo di un genere letterario che ha contribuito a creare la cultura e l’identità di intere nazioni, prima dell’avvento dei moderni mezzi di comunicazione di massa”.

 

(Foto da ufficio stampa)




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